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Mardi 24 février 2009 2 24 /02 /Fév /2009 15:09
- Par Giuliano l'indiano

E stata una giornata lunga. Nove ore di lavoro interrotte soltanto da un pranzo abbondante e piacevole. Poi, una corsa selvaggia in palestra dove mi aspettava la seconda lezione del corso d’arrampicata.

Ancora due ore a scalare, stancarsi, cadere...

 

Adesso, sono quasi arrivato a casa, e non vedo l’ora di raggiungere il luogo di riposo, di tranquillità, di conforto dopo una giornata cosi intensa...

La mia coinquilina è tornata da Londra, vedo la luce alla finestra da fuori. Salgo i due piani, apro la porta e, finalmente, eccomi, a casa! Poso tutte le mie cose: la cena appena comprata dal giapponese all’angolo sul tavolo, la borsa sportiva nel salone, il capotto e la giacca sul divano...

 

Saluto la mia coinquilina che mi racconta del suo viaggio, mentre io mangio. Mi piace sentir parlare di Londra, questa città che mi ha dato tante belle emozioni...

Ma, ad un certo punto, Bradina (la mia coinquilina) mi annuncia che, li ha anche visto la sua ex-collega che gli ha proposto un nuovo lavoro... a Londra! In pochi minuti, vengo a sapere che Bradina se ne andrà fra 2 mesi. E io devo cercare un’altra casa oppure, una persona per sostituirla.

Penso che ci sia tempo per trovare una soluzione e incasso la notizia senza mostrare troppo disappunto. Finiamo la serata parlando del più e del meno.

 

Prendo le mie cose lasciate un po’ dappertutto nella sala e vado in camera mia. Scopro allora che la gatta di Bradina ha mangiato il filo del caricatore del computer. Questo computer mi é stato prestato da un’amica e devo consegnarlo domattina alla sua proprietaria.

 

Strano questo improvviso di scenario; un’ora prima ero cosi impaziente di assaporare la dolcezza e il calore di casa mia e adesso sono arrabbiato non come mai, con i nervi a fior di pelle

 

E, proprio in questo momento, la zoccola della gatta sceglie di entrare nella mia camera con la lentezza maestosa dei felini, siccome mi provocava. Mi getto su di lei, sollevandola col piede come se stessi giocando a calcio e, seguendo questa metafora, la tiro in aria... Atterra tre metri più in là, scivolando sotto la tavola (che ovviamente era il goal nella mia mente).

Mi guarda fisso, miagola timidamente e se ne va via, correndo verso la camera di Bradina...

 

Chiudo la porta, sorridendo dentro di me. Questa vendetta mi ha contributo a calmarmi, procurandomi un piccolo piacere un po’ ignobile (lo ametto), però, che mi ha salvato la serata facendomi ritornare il buon umore...

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